Raffaello e l'Altare dello Spasimo di Antonello Gagini

Locandina del Convegno del 1986 Locandina del Convegno del 1986

CRONOLOGIA DELL’ALTARE  DELLO SPASIMO DI ANTONELLO GAGINI (1518)


1515-17  intorno a questi anni Jacopo Basilicò commissiona l’altare ad Antonello Gagini
1518-19  l’altare è allo Spasimo con il dipinto di Raffaello
1572       gli Olivetani lasciano lo Spasimo e collocano l’altare nell’abside maggiore della chiesa di S. Spirito ai Vespri con il dipinto di Raffaello
1661       l’altare ospita una copia del dipinto di Raffaello, poiché l’originale è spedito in Spagna da Filippo IV
1721       Mongitore descrive l’altare collocato a S. Spirito

1745       la comunità olivetana abbandona S. Spirito e si trasferisce presso l’antica chiesa di San Giorgio in Kemomia, che verrà demolita e riedificata a partire dal 1765, conservandone la copia dello Spasimo  

1782       l’altare è trasferito nella chiesa del Collegio Massimo dei Gesuiti, con adattamenti ad opera di Giosuè Durante (1789), nella Cappella di S. Luigi, con rilievo di I. Marabitti (foto antecedente al 1888)
1858       Gaspare Palermo (G. Di Marzo Ferro) nella sua guida descrive l’altare nella chiesa del Collegio 

1883       G. Di Marzo, I Gagini e la scultura in Sicilia nei secoli XV e XVI, (pag.278) descrive l’altare nella chiesa del Collegio dei Gesuiti (foto nella chiesa)

1887       Antonino Salinas propone di trasferire l’altare del Gagini al Museo Nazionale dell’Olivella, per la sua importanza 

1888       l’altare fa il suo ingresso al Museo Nazionale il 13 dicembre (foto dell’altare al museo)

1902       G. Di Marzo, su L’Arte, confronta l’altare di S. Giorgio con quello dello Spasimo, entrambi al Museo Nazionale.

1907       Sebastiano Agati nella sua guida (introduzione di Enrico Mauceri) testimonia la presenza dell’altare nel Museo Nazionale all’Olivella 

1954       l’altare è trasferito e collocato (smembrato) nella sede gesuitica di Villa S. Cataldo a Bagheria
1986       l’altare, dato per disperso, in seguito alle ricerche di M. A. Spadaro viene individuato (smembrato) presso la sede gesuitica di Villa S. Cataldo a Bagheria e viene fatto un rilievo delle parti esistenti.

1997       novembre, l’altare è riportato, dopo 400 anni circa allo Spasimo (riaperto dopo lavori nel 1995). Un ufficio del Comune ha l’incarico di rilevare i pezzi e redigere il progetto per il montaggio; si avvia anche il bando per la ricomposizione.

2018       il 18 settembre iniziano i lavori per la ricomposizione dell’Altare del Gagini allo Spasimo

2019       15 novembre, visita al cantiere con il Prof. Tom Henry

2020        9 luglio inaugurazione Altare con la copia del quadro di Raffaello (Factum Art) alla prezenza del Sindaco Leoluca Orlando.

 

Le volte costolone Le volte costolone

La chiesa di Santa Maria dello Spasimo

 

Concepita secondo modi stilistici e costruttivi del levante spagnolo, affascinano ancora le volte costolonate del coro e dell'abside pologonale.Già in corso d'opera il progetto della chiesa subì modifiche come dimostra il diverso impianto delle due navate laterali, le cui volte a crociera costolonate risultano più basse del previsto. La navata centrale ebbe quindi copertura lignea. In seguito l'edificio per varie vicende si ridusse a rudere.

 

CRONOLOGIA DELLE VICENDE DELLA  CHIESA DI  S. M. DELLO SPASIMO

 

1509  inizio dei lavori, dopo la Bolla papale di Giulio II.Antonio Belguardo opera nel cantiere, probanilmente con maestranze spagnole

 

1515  fine lavori finanziati dal committente, Basilicò, per sei anni. 

 

1535  si lavora ancora al completamento del convento dello Spasimo (rimane il portico incompiuto del chiostro)

 

1572  la chiesa viene espropriata dal Senato palermitano per ragioni difensive (costruzione del Bastione omonimo)

 

1582  la chiesa è adibita a teatro

 

1591  il Collipetra, architetto regio, realizza i magazzini del Senato allo Spasimo (A.Giuliana Alajmo)

 

1889  la chiesa e gli spazi attigui del convento vengono ristrutturati in funzione della nuova destinazione ad ospedale, che si chiamerà “Principe Umberto” 

 

1985  viene chiuso l’Ospedale

 

1986  iniziano i lavori di restauro

 

1995  dopo i lavori di restauro lo Spasimo ritorna alla città

 

Lo Spasimo di Raffaello, 1517 Lo Spasimo di Raffaello, 1517

Lo Spasimo di Raffaello

 

Dipinto dal maestro urbinate nella sua bottega romana, dopo aver ricevuto da Palermo dal giureconsulto Jacopo Basilicò la commissione di una tavola con L'andata al Calvario di Gesù Cristo, intorno al 1515, il dipinto, completato nel 1517, giunse a Palermo verso il 1518-19 dopo traversie narrate da Giorgio Vasari.

Fece poi Raffaello per il monasterio di Palermo detto Santa Maria dello Spasmo, de’ frati di Monte Oliveto, una tavola d’un Cristo che porta la croce, la quale è tenuta cosa maravigliosa; conoscendosi in quella la impietà de’ crocifissori che lo conducono alla morte al monte Calvario con grandissima rabbia, dove il Cristo, appassionatissimo nel tormento dello avvicinarsi alla morte, cascato in terra per il peso del legno della croce e bagnato di sudore e di sangue, si volta verso le Marie, che piangono dirotissimamente. Oltre ciò si vede tra loro Veronica che stende le braccia porgendoli un panno, con uno affetto di carità grandissima, senzaché l’opera è piena di armati a cavallo et a piede, i quali sboccano fuora della porta di Gerusalemme con gli stendardi della giustizia in mano, in attitudini varie e bellissime. Questa tavola, finita del tutto, ma non condotta ancora al suo luogo, fu vicinissima a capitar male, perciò che, secondo che e’ dicono, essendo essa messa in mare per essere portata in Palermo, una orribile tempesta percosse ad uno scoglio la nave che la portava, di maniera che tutta si aperse e si perderono gli uomini e le mercanzie, eccetto questa tavola solamente che, così incassata come era, fu portata dal mare in quel di Genova: dove ripescata e tirata in terra, fu veduta essere cosa divina e per questo messa in custodia; essendosi mantenuta illesa e senza macchia o difetto alcuno, perciò che sino alla furia de’ venti e l’onde del mare ebbono rispetto alla bellezza di tale opera, della quale, divulgandosi poi la fama, procacciarono i monaci di riaverla, et appena che con favori del Papa ella fu renduta loro, che satisfecero, e bene, coloro che l’avevano salvata. Rimbarcatala dunque di nuovo e condottala pure in Sicilia, la posero in Palermo, nel qual luogo ha più fama e riputazione che ‘l monte di Vulcano.  G. Vasari, Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori,1568

Foto di Clarissa Cappellani Foto di Clarissa Cappellani

L'Altare marmoreo di Antonello Gagini

 

Dopo l’accurato restauro dei marmi dell’Altare da parte della Ditta Giovanna Comes di Catania, l’operazione di assemblaggio dei vari pezzi attuata dall’Ufficio Città Storica del Comune di Palermo, pur non possedendo il dipinto di Raffaello - abbiamo una perfetta copia nelle identiche dimensioni dell’originale (cm. 318 x 229) realizzata da Factum Art a Madrid autorizzata dal Museo madrileno - oggi possiamo verificare il dialogo tra le due opere, interrotto nel 1661, quando il dipinto partì per la Spagna. La copia del quadro, ha ritrovato la sua preziosa cornice in candido marmo di Carrara, le cui slanciate colonne sono rivestite da soffici intrecci vegetali che si rincorrono per tutto il fusto e poi architrave e paraste decorate con elaborate grottesche. Fu la scoperta della Domus Aurea di Nerone, sepolta da secoli, che aveva rivelato sale decorate da inediti affreschi: appunto le grottesche. Secondo Benvenuto Cellini, presero quel nome perché trovate in “certe caverne della terra in Roma”. Si tratta di fantasiosi decori in cui fogliami, uccelli, animali ibridi, maschere, esseri fittizi si intrecciano privi di senso logico-narrativo. Vitruvio li considerava ornati assurdi e sconclusionati; per Vasari era una pittura licenziosa e ridicola. Ma quest’arte d’illusione e capriccio, di smorfie e sorprese era seducente e ricercata: per questo fu annientata dall’austerità controriformista.

Non sappiamo se Gagini e Raffaello si siano mai incontrati a Roma, ma entrambi amavano le decorazioni a grottesche; Raffaello le dipinse nelle famose Logge Vaticane. 

Gagini nella sua attività ha realizzato vari altari, ricordiamo quelli della Madonna del Buon riposo e di San Giorgio, ma si trattava sempre di elementi architettonici che inquadravano sculture: l’Altare dello Spasimo è invece l’unico caso in cui il gioco plastico/architettonico dialoga con un dipinto, peraltro opera di Raffaello. Oggi possiamo valutare appieno il rapporto che l’altare instaura col quadro: la tavola dipinta si stende fin dietro le due colonne, quasi costringendoci a muoverci per vederne la fine. Così la geniale soluzione prospettica della scena ideata da Raffaello viene rafforzata dall’aggetto delle colonne, mentre la bianca struttura marmorea illumina il dipinto esaltandone gli studiati cromatismi. 

Sappiamo che quando la tavola dello Spasimo fu portata in Francia da Napoleone, nel 1813 il restauratore Feréol de Bonnemaison ne attuò il trasporto dalla tavola alla tela, com’è ancora oggi. Nell’attuale riproduzione il dipinto è su tavola com’ era in origine.

Venerdì 10 settembre 2021 alle ore 19.00, nell'ambito della manifestazione Restart/Palermo, visita guidata all'Altare di Antonello Gagini sistemato allo Spasimo con la perfetta riproduzione del grande dipinto di Raffaello il cui originale, realizzato nel 1517 per la chiesa palermitana dello Spasimo, è oggi esposto al Museo del Prado di Madrid. La copia è stata realizzata da Factum Art. Maria Antonietta Spadaro racconta la travagliata storia del ritrovamento e del rimontaggio dell'altare dato per disperso ...

 

Ancora visite guidate al famoso Altare del Gagini domenica 7 novembre per gli amici del Rotary e domenica 14 novembre per le associazioni Salvare Palermo e Anisa per l'educazione all'arte.

Uno dei commenti entusiastici dei visitatri: Le foto non rendono la meraviglia di questo capolavoro!

Sul GdS del 13 gennaio 2022 Sul GdS del 13 gennaio 2022

L'articolo di M. A. Spadaro sulle vicende del complesso dello Spasimo di Palermo, spesso adibito nei secoli a ospedale, ripercorrendo anche la storia degli altri ospedali storici della città.

Lo spasimo di Raffaello al Prado di Madrid Lo spasimo di Raffaello al Prado di Madrid

Bibliografia

 

M. A. Spadaro, Opere d’arte in Santa Maria dello Spasimo, in “Atti del Seminario di studio sul Complesso monastico-militare di Santa Maria dello Spasimo”, Palermo 1987, pp. 121-134

 

M. A. Spadaro, L’altare dimenticato, in Kalós -arte in Sicilia, n.1 anno 2, Palermo 1990

 

M. A. Spadaro, Raffaello e lo Spasimo di Sicilia, Accademia di Scienze Lettere ed Arti, Palermo 1991

 

M. A. Spadaro, Il complesso dello Spasimo e l’altare di Antonello Gagini in “Vincenzo degli Azani da Pavia e la cultura figurativa in Sicilia nell’età di Carlo V” (a cura di T. Viscuso), Palermo 1999, pp.39-47;

 

M. A. Spadaro, Da Antonello Gagini a Raffaello:  un altare per lo Spasimo di Sicilia, in “S. Maria

del Bosco di Calatamauro” (a cura di A. Marchese), Palermo 2006, pp.483-491

 

M. A. Spadaro, Rivedremo l’altare di Antonello Gagini allo Spasimo? Aggiornamenti sulle ricerche intorno all’Altare dello Spasimo, in Atti del ciclo di conferenze “Il quartiere delle Kalsa a Palermo. Dalle architetture civili e religiose delle origini alle attuali articolate realtà museali”. Assessorato regionale dei Beni Culturali e dell’identità siciliana, Palermo 2013, pp. 79-89

 

M. A. Spadaro,Gagini, Raffaello e l’altare dello Spasimo, in GdS del 14 ottobre 2018

 

M. A. Spadaro, L'arte di Raffaello che contaminò anche Palermo, in GdS,  1 ottobre 2019

 

M. A. SpadaroL’altare dello Spasimo di Antonello Gagini: le fasi di una ricerca, in Per Salv Pa, n. 54-55, maggio-dicembre  2020 pp.23-25

 

M. A. Spadaro. Gagini, Raffaello e le grottesche, in GdS, 8 gennaio  2021

 

M. A. SpadaroLe mille strasformazioni dello Spasimo, in GdS, 13 gennaio 2022